cosa proviamo a fare

MediaCivici è… Un’associazione fondatrice che mantiene i nomi a dominio e coordina l’evoluzione del sistema per lo sviluppo di media civici: scambio di informazione civica, metodi di deliberazione civica, metodi di consultazione civica delle istituzioni Una tecnologia che si sviluppa con in finanziamenti che trova l’associazione di Trento e con la condivisione di finanziamenti che trovano le associazioni federate. Un insieme di linee guida per creare un’associazione “media civici” locale. Le associazioni federate discutono su come sviluppare il concetto di media civico, mettono insieme le risorse per sviluppare una piattaforma comune, sviluppano iniziative locali di applicazione dei media civici Uno standard di qualità civica delle attività che si svolgono con i media civici

siamo al 3% del lavoro, partecipi? / 3%
manca ancora il 10% di lavoro per la nuova piattaforma di storytelling civico / 90%

un metodo per l’informazione di qualità

In queste pagine entriamo nel merito operativo degli standard da usare per le inchieste. Vale la pena ribadire che quelle qui considerate non sono regole etiche, se e quando sia giusto scrivere una certa storia. Né regole compilatorie, quali siano gli elementi che occorrono per una buona storia. Quelle che si cercano in questa sede sono solo norme procedurali per assicurarsi che il singolo pezzo d’informazione sia trattato nella maniera più corretta e completa possibile. Il modo in cui si è scelto di procedere sarà quindi il seguente: iniziare a determinare le regole dello “standard base” e da qui cercare di determinare se e come si possano costruire gli altri due tipi di set di regole. L’idea sarebbe infatti di avere tre standard in ordine di rigore: dal più rigido al più lasco. Il problema è che il primo, quello più rigoroso, deve comunque essere possibile, utilizzabile, fruibile. L’ultimo, quello più leggero, deve comunque essere affidabile, corretto, accurato. Per fare ciò occorre quindi definire la colonna portante del progetto, iniziare a sottoporla agli attori interessati, e da lì vedere se e come procedere con le altre due tipologie. Le difficoltà e i tentativi di modulare da subito, in assenza ad esempio della parte legale, i diversi tipi di regole, sono notevoli. L’esigenza che il lavoro venga condiviso e partecipato, con un approccio che potremmo definire common law, rende ancora più necessario procedere come qui delineato. Nel mondo dell’informazione non esiste una regola unica, un manuale comune di procedura. Ma esistono diversi handbook. Il lavoro qui in considerazione è basato su quelli di alcune testate anglosassoni. La ragione è nell’oggetto: se si sta cercando una sorta di criterio comune, tanto più per un mezzo come Internet, meglio cercarlo direttamente là dove si stabiliscono gli standard internazionali. Reuters sarà lo standard più usato essendo quello meglio definito. Inoltre, da esperienze dirette sul campo, risulta anche quello che meglio coniuga rigore ed efficacia. Tuttavia saranno usati anche regole e modus operandi di Bloomberg, Dow Jones, Nbc (Cnbc) e Newsweek. In questo modo si cercherà di modulare “lo standard base”, il criterio base da affinare assieme al resto della comunità coinvolta nel progetto e da cui ricavare gli altri due livelli. I PRINCIPI: Iniziamo quindi da alcuni parametri base che si trovano pressoché in tutti gli handbook qui considerati: 1) L’accuratezza è la base, il dogma, il faro e precede la rapidità. È più importante l’esattezza dell’uscire prima. L’accuratezza non riguarda solo persone, luoghi, fatti e quant’altro ma anche la corretta attribuzione di un’opinione o di un dato o fatto. 2) Sempre rivelare possibili conflitti di interesse. 3) Cercare il più possibile di evitare partigianerie, rendendo la storia il più completa ed esaustiva possibile, tenendo ben presente che si è innocenti fino a prova contraria. 4) Le fonti vanno sempre protette, sicuramente finché la legge lo permette. 5) Correggere eventuali errori nella maniera più rapida e trasparente possibile. 6) Non fabbricare o copiare storie. 7) Non pagare o accettare denaro. Sembra buon senso, o banalità, ma il fatto che la gran parte dei manuali riportino queste prime semplici regole è indicativo del bisogno di ribadirle.

gli standard

accuratezza

L’accuratezza è la base, il dogma, il faro e precede la rapidità. È più importante l’esattezza dell’uscire prima. L’accuratezza non riguarda solo persone, luoghi, fatti e quant’altro ma anche la corretta attribuzione di un’opinione o di un dato o fatto.

evitare partigianerie

Cercare il più possibile di evitare partigianerie, rendendo la storia il più completa ed esaustiva possibile, tenendo ben presente che si è innocenti fino a prova contraria.

fonti

La fonte sbagliata o non verificata è un chiodo nella bara della notizia. La materia sempre cangiante di cui è fatta la realtà non permette di essere esaustivi nell’immaginare tutte le problematiche possibili nell’utilizzo delle fonti. Ma i punti più comuni nel loro trattamento sono: preferire quelle aperte (on the record) a quelle chiuse (off the record) e indicarle nella maniera più specifica possibile fatta eccezione per esigenze di sicurezza o salvaguardia.

documenti

Sono la base del lavoro. Ma possono sempre essere falsi, “poppette avvelenate”. Peter Arnett, storico reporter di Cnn, ha finito la carriera su documenti patocchi. Non basta fidarsi della fonte. E’ la differenza fra menzogna e inganno. Nel primo caso si sa di mentire. Oppure i documenti possono contenere imprecisioni. Per questo anche le carte necessitano verifiche e confronti. Sono condizione necessaria, ma in genere non sufficiente.

fonti anonime

È sempre meglio spingere la fonte ad essere aperta anche se neanche questo esime da verifiche e controlli. La fonte anonima, si legge ad esempio nel manuale Reuters, può essere utilizzata «quando necessario ove fornisca informazioni di pubblico interesse o di interesse di mercato che non sia altrimenti disponibile». Nel manuale Bloomberg si è ancora più rigidi: «le fonti anonime sono inaccettabili». Con loro, si legge, bisogna parlare fino a spingerle a venire allo scoperto. Tuttavia «se cinque persone fidate insistono sul restare anonimi» allora si può usare l’espressione «persone che hanno familiarità con…». E comunque, specifica Bloomberg, bisogna avere l’autorizzazione dai capi redattori.

fonte anonima sufficiente

Esistono tuttavia casi in cui una sola fonte anonima è sufficiente. Bisogna andarci con ancor maggior cautela ma anche in questo caso è Reuters quella che definisce meglio il caso: «in casi eccezionali, quando si tratta di un’informazione credibile proveniente da una fonte fidata con una diretta conoscenza della situazione». Ovviamente «se si tratta di una sola fonte mai citarla al plurale». E comunque questo tipo di storie sono soggette ad «una procedura di autorizzazione speciale» che coinvolge più livelli della direzione. A maggior ragione nel caso del giornalismo civico, se richiesto in base a chiare e specifiche esigenze editoriali, la fonte deve poter essere disvelata alla persona che ha la responsabilità della pubblicazione della storia. Dopodiché la difesa delle fonti è essenziale e la loro identità deve restare coperta.

attribuzioni

Fa parte dell’accuratezza l’attribuire propriamente frasi, dati e fatti. L’onestà vale sull’attribuzione come nel trattamento dell’informazione. Copiare senza citare è un gioco non ammesso.

voci e rumor

Nessuno degli handbook consultati, giustamente, considera i rumor validi di per sé. E per questo sono trattati con le pinze. L’approccio comune è, che se si tratta di una voce veramente importante (che per esempio fa crollare un titolo in Borsa) allora si possono trattare. Il modo comune è quello di chiedere al diretto interessato, in questo caso la società, un commento, dato che in genere non esitano a smentire informazioni negative. E sul commento, o sulla sua assenza, costruire la storia. Che tuttavia non potrà mai essere un titolo, specifica Bloomberg. Ma il rumor resta un pezzo di informazione che non è ancora assunto al grado di notizia. Per questo il criterio comune è che non lo si riporta come tale ma solo, nel caso, dopo le dovute verifiche.

verifiche successive

Anche dopo la pubblicazione dell’inchiesta è inappellabile facoltà di chi l’ha pubblicata chiamare alcune delle persone citate e chiedere se i fatti si siano davvero svolti come raccontato, che la persona citata sia ad esempio stata davvero raggiunta fisicamente come detto nel pezzo e non sentita per telefono, che i virgolettati siano davvero quelli pubblicati e così via.

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