gli standard

accuratezza

L’accuratezza è la base, il dogma, il faro e precede la rapidità. È più importante l’esattezza dell’uscire prima. L’accuratezza non riguarda solo persone, luoghi, fatti e quant’altro ma anche la corretta attribuzione di un’opinione o di un dato o fatto.

evitare partigianerie

Cercare il più possibile di evitare partigianerie, rendendo la storia il più completa ed esaustiva possibile, tenendo ben presente che si è innocenti fino a prova contraria.

fonti

La fonte sbagliata o non verificata è un chiodo nella bara della notizia. La materia sempre cangiante di cui è fatta la realtà non permette di essere esaustivi nell’immaginare tutte le problematiche possibili nell’utilizzo delle fonti. Ma i punti più comuni nel loro trattamento sono: preferire quelle aperte (on the record) a quelle chiuse (off the record) e indicarle nella maniera più specifica possibile fatta eccezione per esigenze di sicurezza o salvaguardia.

documenti

Sono la base del lavoro. Ma possono sempre essere falsi, “poppette avvelenate”. Peter Arnett, storico reporter di Cnn, ha finito la carriera su documenti patocchi. Non basta fidarsi della fonte. E’ la differenza fra menzogna e inganno. Nel primo caso si sa di mentire. Oppure i documenti possono contenere imprecisioni. Per questo anche le carte necessitano verifiche e confronti. Sono condizione necessaria, ma in genere non sufficiente.

fonti anonime

È sempre meglio spingere la fonte ad essere aperta anche se neanche questo esime da verifiche e controlli. La fonte anonima, si legge ad esempio nel manuale Reuters, può essere utilizzata «quando necessario ove fornisca informazioni di pubblico interesse o di interesse di mercato che non sia altrimenti disponibile». Nel manuale Bloomberg si è ancora più rigidi: «le fonti anonime sono inaccettabili». Con loro, si legge, bisogna parlare fino a spingerle a venire allo scoperto. Tuttavia «se cinque persone fidate insistono sul restare anonimi» allora si può usare l’espressione «persone che hanno familiarità con…». E comunque, specifica Bloomberg, bisogna avere l’autorizzazione dai capi redattori.

fonte anonima sufficiente

Esistono tuttavia casi in cui una sola fonte anonima è sufficiente. Bisogna andarci con ancor maggior cautela ma anche in questo caso è Reuters quella che definisce meglio il caso: «in casi eccezionali, quando si tratta di un’informazione credibile proveniente da una fonte fidata con una diretta conoscenza della situazione». Ovviamente «se si tratta di una sola fonte mai citarla al plurale». E comunque questo tipo di storie sono soggette ad «una procedura di autorizzazione speciale» che coinvolge più livelli della direzione. A maggior ragione nel caso del giornalismo civico, se richiesto in base a chiare e specifiche esigenze editoriali, la fonte deve poter essere disvelata alla persona che ha la responsabilità della pubblicazione della storia. Dopodiché la difesa delle fonti è essenziale e la loro identità deve restare coperta.

attribuzioni

Fa parte dell’accuratezza l’attribuire propriamente frasi, dati e fatti. L’onestà vale sull’attribuzione come nel trattamento dell’informazione. Copiare senza citare è un gioco non ammesso.

voci e rumor

Nessuno degli handbook consultati, giustamente, considera i rumor validi di per sé. E per questo sono trattati con le pinze. L’approccio comune è, che se si tratta di una voce veramente importante (che per esempio fa crollare un titolo in Borsa) allora si possono trattare. Il modo comune è quello di chiedere al diretto interessato, in questo caso la società, un commento, dato che in genere non esitano a smentire informazioni negative. E sul commento, o sulla sua assenza, costruire la storia. Che tuttavia non potrà mai essere un titolo, specifica Bloomberg. Ma il rumor resta un pezzo di informazione che non è ancora assunto al grado di notizia. Per questo il criterio comune è che non lo si riporta come tale ma solo, nel caso, dopo le dovute verifiche.

verifiche successive

Anche dopo la pubblicazione dell’inchiesta è inappellabile facoltà di chi l’ha pubblicata chiamare alcune delle persone citate e chiedere se i fatti si siano davvero svolti come raccontato, che la persona citata sia ad esempio stata davvero raggiunta fisicamente come detto nel pezzo e non sentita per telefono, che i virgolettati siano davvero quelli pubblicati e così via.